Sullo Scoglio di Rovigliano si ergono i resti di un castello fortificato e di una torre di avvistamento eretta nel 1564 per volontà del viceré spagnolo Perafán de Ribera, duca d'Alcalá. La fortificazione sorge sopra stratificazioni romane (opus reticulatum), il cenobio medievale e le cappelle monastiche che per un millennio avevano occupato l'isolotto nel Golfo di Napoli.
Perché fu costruita la fortezza
L'intensificarsi delle incursioni saracene e ottomane rese strategico lo scoglio alla foce del Sarno. Dopo la devastante incursione del 1558 guidata da Mustafà Pascià — i pirati usavano Rovigliano come approdo occulto per rifornirsi d'acqua dolce e saccheggiare l'entroterra — il Regno di Napoli decise la militarizzazione dell'isolotto.
La torre si integrava nel sistema delle torri costiere del golfo: le guarnigioni comunicavano con segnali ottici in caso di pericolo, creando una catena di avvistamento lungo la costa campana.
Struttura originaria del castello
Fino ai primi del Novecento la fortificazione era ancora integra e comprendeva:
- Torre maggiore — tre piani, con garitta di vedetta sul terrazzo
- Torre minore — due livelli, verso oriente
- Camminamenti coperti e scoperti tra i due nuclei
- Approdo naturale ricavato nella roccia calcarea
- Celle, forno, cucine e santabarbara (magazzino munizioni)
- Guide semicircolari per cannoni rotanti in pietra vesuviana levigata
Durante i lavori del XVI secolo furono riutilizzati materiali romani e medievali; si narra del ritrovamento di una statua di Ercole in bronzo, citata dallo storico Nicola Corcia.
Epoca borbonica e declino
Sotto i Borbone la torre restò presidiata da artiglieria costiera e soldati invalidi del Real Esercito. La cappola fu restaurata e intitolata a Santa Barbara, patrona degli artiglieri. Nel 1862, dopo l'Unità d'Italia, la fortezza fu disarmata e venduta a privati (famiglia Corcione e successivi proprietari).
Negli anni Trenta del Novecento i locali furono adattati a hotel-ristorante con sala da ballo, con pesanti manomissioni: abbattimento di cortine murarie, cisterne, sale da pranzo. L'iniziativa fallì per l'assenza di collegamenti con la terraferma. Nel 1925 scattò il vincolo di tutela del Ministero.
Stato attuale
Oggi restano scale sconnesse, parte della torre maggiore, ruderi della garitta, tracce dell'artiglieria e vegetazione invasiva (fichi d'India). L'area orientale con la torre minore è crollata. Lo scoglio è catalogato come rudere in Tutela Ope Legis, con crolli superficiali continui per l'azione del mare e l'assenza di manutenzione.
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