Oltre al mito di Ercole e alla storia militare della fortezza, lo Scoglio di Rovigliano è legato a una delle tradizioni religiose più radicate del Golfo di Napoli: il prodigio della Madonna della Neve, patrona di Torre Annunziata.
Il ritrovamento del 5 agosto 1354
Secondo i registri storici della basilica torrese, il 5 agosto 1354 un gruppo di pescatori del litorale rinvenne nelle acque adiacenti a Rovigliano una cassa di legno impigliata nelle reti. All'interno c'era un'icona mariana in terracotta dalla pelle scura — la cosiddetta Vergine Bruna.
Il ritrovamento avvenne proprio nelle acque antistanti lo scoglio, a pochi metri dalla foce del Sarno, in un tratto di mare storicamente conteso tra le comunità di Castellammare di Stabia e Torre Annunziata.
La disputa tra i due comuni
Il prodigio scatenò un'accesa controversia territoriale tra i marinai stabiesi e quelli torresi per il possesso dell'effigie sacra. La vertenza fu risolta a favore di Torre Annunziata, che edificò il santuario in onore della Madonna e ne fece la patrona cittadina.
La basilica della Madonna della Neve, nel cuore dell'antica città di Oplonti/Torre Annunziata, custodisce ancora oggi la devozione nata da quell'evento legato alle acque di Rovigliano.
Lo scoglio tra fede e storia
La tradizione mariana si intreccia con la lunga storia monastica dell'isolotto: per oltre un millennio cappelle e cenobi — dedicati a San Michele, Sant'Angelo, Santa Barbara — si succedettero sullo scoglio prima della trasformazione militare del 1564. Il declino spirituale coincise con l'abbandono monastico e la militarizzazione vicereale narrata nella storia dello scoglio.
«Dalle acque di Rovigliano emerse un'icona che cambiò per sempre la devozione di Torre Annunziata.» — memoria della tradizione locale
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